{"id":3559,"date":"2026-03-13T13:20:41","date_gmt":"2026-03-13T12:20:41","guid":{"rendered":"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/?p=3559"},"modified":"2026-04-02T19:46:34","modified_gmt":"2026-04-02T17:46:34","slug":"il-rischio-di-credito-delle-imprese-italiane-alla-luce-del-conflitto-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/il-rischio-di-credito-delle-imprese-italiane-alla-luce-del-conflitto-in-iran\/","title":{"rendered":"Il rischio di credito delle imprese italiane alla luce del conflitto in Iran"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:20px\"><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attuale escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rappresenta indubbiamente un punto di tensione geopolitico di grande rilievo per i mercati globali. Tuttavia, per valutare correttamente i rischi e le conseguenze, \u00e8 fondamentale differenziare tra pericoli reali, condizioni di mercato gi\u00e0 prezzate e scenari estremi poco probabili.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, \u00e8 utile contestualizzare la situazione, per quanto mutevole, in modo ponderato. Allo stato attuale non vi sono i presupposti n\u00e9 per un\u2019escalation verso una Terza Guerra Mondiale n\u00e9 per un conflitto globale prolungato. La situazione sul campo vede contrapposte due tra le principali superpotenze militari e tecnologiche, l\u2019asse Stati Uniti e Israele, e l\u2019Iran. L\u2019asimmetria delle forze \u00e8 evidente: Washington dispone della pi\u00f9 ampia capacit\u00e0 militare al mondo, mentre Israele rappresenta una delle realt\u00e0 pi\u00f9 avanzate sul piano tecnologico, dell\u2019intelligence e dei sistemi di difesa. La superiorit\u00e0 combinata in termini di precisione operativa, dominio aereo, cyber-capacit\u00e0 e raccolta informativa appare, allo stato attuale, difficilmente raggiungibile da Teheran\u00a0. Ne \u00e8 indicativa l\u2019efficacia delle prime fasi della campagna militare, che hanno comportato la neutralizzazione di una parte significativa della leadership militare e di figure apicali dell\u2019apparato politico-religioso iraniano, oltre a danni mirati a infrastrutture strategiche. Questo ha generato un progressivo indebolimento della catena di comando e una crescente difficolt\u00e0 nel coordinamento operativo. Ci\u00f2 non implica tuttavia una rapida stabilizzazione. L\u2019Iran conserva una rilevante capacit\u00e0 di mobilitazione interna, stimata in circa un milione di uomini armati tra forze regolari, pasdaran e milizie affiliate, elemento che rende complesso qualunque scenario di cambio di regime in assenza di un intervento terrestre diretto, opzione che, al momento, non rientra nelle strategie dichiarate di Stati Uniti e Israele. L\u2019intensit\u00e0 e la superiorit\u00e0 tecnologica con cui Israele e Stati Uniti stanno conducendo le operazioni stanno progressivamente danneggiando i sistemi di difesa iraniani. In pochi giorni, le forze congiunte hanno ottenuto un controllo operativo di larga parte dello spazio aereo iraniano, riducendo significativamente la capacit\u00e0 di risposta coordinata da parte di Teheran.<\/p>\n\n\n\n<p>La neutralizzazione di asset strategici tra cui sistemi radar, batterie missilistiche e infrastrutture militari chiave ha determinato una marcata asimmetria sul piano tattico, consolidando il vantaggio in termini di superiorit\u00e0 aerea e dominio informativo da parte di Israele e Stati Uniti. Questo elemento appare decisivo nel delineare la traiettoria del conflitto nel breve periodo: lo stesso Presidente Trump ha fatto riferimento a un possibile orizzonte temporale di alcune settimane (circa quattro) per una fase operativa intensa. La perdita di capacit\u00e0 difensive limita infatti in modo significativo la possibilit\u00e0 per Teheran di proteggere infrastrutture critiche e di sostenere operazioni convenzionali su larga scala.<\/p>\n\n\n\n<p>Parallelamente, con il passare dei giorni, la capacit\u00e0 operativa iraniana mostra segnali di progressivo logoramento. Le azioni militari mirate condotte dagli avversari, i danni accumulati alle infrastrutture strategiche e un contesto interno caratterizzato da divisioni politiche e crescente instabilit\u00e0 istituzionale stanno comprimendo ulteriormente i margini di manovra del regime, rendendo pi\u00f9 complesso il coordinamento e la resilienza sul medio periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il rovesciamento del regime iraniano appare tuttavia difficile: l\u2019apparato degli Ayatollah si configura come una struttura profondamente ramificata che permea in modo capillare la societ\u00e0 civile iraniana. Al tempo stesso, la popolazione iraniana appare internamente divisa: accanto a componenti critiche verso il regime, persistono segmenti che ne sostengono l\u2019impianto politico-religioso o che temono l\u2019instabilit\u00e0 derivante da un vuoto di potere. Appare dunque concreto il rischio che un eventuale collasso improvviso dell\u2019attuale leadership possa tradursi non in una transizione ordinata, bens\u00ec in una fase di conflittualit\u00e0 interna o addirittura in una guerra civile, complicando ulteriormente lo scenario strategico regionale. Inoltre, la mancanza di \u201cboots on the ground\u201d da parte delle forze statunitensi o israeliane, rende l\u2019obiettivo di un completo smantellamento del regime clericale iraniano altamente incerto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il ruolo dello Stretto di Hormuz e l\u2019effetto sui mercati energetici<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Lo Stretto di Hormuz, crocevia vitale per l\u2019energia globale, \u00e8 tornato al centro dell\u2019attenzione come potenziale fattore di shock dei prezzi energetici. Attraverso questo stretto passa circa un terzo del greggio trasportato via mare (circa 15\u201320 milioni di barili al giorno) e quote rilevanti di gas naturale liquefatto (LNG), soprattutto verso i mercati asiatici (vedi Grafico 1).<\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-base-border-color\" style=\"border-width:20px\">Grafico 1 \u2013 Quota di petrolio trasportato via mare e Paesi di destinazione<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"758\" height=\"354\" src=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3567\" srcset=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-3.png 758w, https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-3-300x140.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 758px) 100vw, 758px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Fonte: elaborazioni Cerved Rating Agency su dati OPEC, U.S. Energy Information Administration<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Gli attacchi e la chiusura di fatto o la minaccia di blocco hanno ridotto drasticamente il traffico marittimo attraverso il corridoio, con ripercussioni immediate sui mercati energetici.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi giorni la volatilit\u00e0 su futures energetici \u00e8 aumentata considerevolmente:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>La volatilit\u00e0 implicita sul petrolio, misurata dal CBOE Crude Oil ETF Volatility Index (OVXCLS), si \u00e8 portata sui livelli pi\u00f9 alti dal 2007, fatta eccezione per il picco registrato durante lo shock pandemico del 2020<\/li>\n\n\n\n<li>I future sul Brent crude hanno superato i 120 $ al barile, raggiungendo livelli che non si vedevano dall\u2019estate del 2022, per poi stornare verso gli 85$ al barile sui rumors di una possibile conclusione del conflitto da parte del presidente USA<\/li>\n\n\n\n<li>I futures sul gas naturale europeo (indice TTF) hanno toccato i massimi da oltre un anno ma, al momento in cui si scrive, sono ancora 5 volte inferiori al picco dell\u2019estate 2022, in pieno shock energetico dopo l\u2019invasione russa in Ucraina<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Qui emerge un punto cruciale: nonostante un\u2019accelerazione significativa dei prezzi nel breve termine, esiste una differenza sostanziale tra oggi e il 2022 ovvero la maggiore offerta globale di petrolio e gas. Secondo dati dell\u2019<em>International Energy Agency<\/em> (IEA) la supply mondiale \u00e8 stata rivista al rialzo, con incrementi stimati di 2,5 milioni di barili al giorno nel 2025 e quasi 2 milioni nel 2026 grazie sia a incrementi dell\u2019OPEC+ sia ai produttori non-OPEC. In questo contesto, Stati Uniti, Brasile, Canada e altri produttori hanno contribuito ad aumentare la capacit\u00e0 produttiva globale, attenuando parte della dipendenza dai flussi che transitano nello Stretto di Hormuz. I mercati valutano il conflitto come un evento di breve durata, con un orizzonte operativo di breve piuttosto che una crisi prolungata. Nei mercati delle materie prime, la durata dello shock pesa quanto la sua magnitudine: un\u2019interruzione temporanea dei flussi genera volatilit\u00e0 e premi per il rischio, ma non necessariamente comporta un riallineamento strutturale delle curve forward. I future WTI a breve termine viaggiano intorno a 90 dollari al barile, ma la forward curve mostra un calo costante nei contratti a lunga scadenza, che si avvicinano a 60 dollari. Il mercato segnala quindi che il rialzo attuale \u00e8 principalmente guidato da fattori temporanei come appunto il conflitto in Iran e le interruzioni dell\u2019offerta. Nel lungo periodo, invece, le aspettative restano orientate verso una normalizzazione dell\u2019offerta e fondamentali pi\u00f9 equilibrati. Questa forte backwardation \u00a0indica una precezione di scarsit\u00e0 immediata, ma mantiene prospettive di stabilit\u00e0 sul lungo termine. (Figura 2)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Figura 2 \u2013 Curva future crude oil (CME Group)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"647\" height=\"355\" src=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-4.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3570\" srcset=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-4.png 647w, https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-4-300x165.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Fonte: CME Group<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>La dinamica storica tra prezzo del petrolio e PPI (producer price index) suggerisce che l\u2019energia agisce come fattore di trasmissione all\u2019interno del ciclo macroeconomico ma raramente rappresenta una fonte autonoma di inflazione persistente. All\u2019inizio degli anni 2000, con i prezzi del petrolio tra 20 e 30 dollari al barile, il PPI europeo pass\u00f2 dal 5,6% nel 2001 a valori negativi nel 2002, riflettendo il rallentamento dell\u2019attivit\u00e0 globale. Al contrario, nella fase espansiva della met\u00e0 degli anni 2000, il petrolio sal\u00ec da circa 35 dollari nel 2004 a oltre 130 dollari nel 2008, mentre il PPI raggiunse oltre il 7%, in un contesto di forte domanda industriale.<\/p>\n\n\n\n<p>La relazione, tuttavia, non \u00e8 lineare. Tra 2011 e 2014 il petrolio rimase stabilmente sopra i 90-100 dollari, ma il PPI scese progressivamente fino in territorio negativo, segnalando pressioni disinflazionistiche nonostante l\u2019elevato costo dell\u2019energia. Un pattern analogo si osserva pi\u00f9 recentemente: dopo il picco del 2022, con il petrolio sopra i 100 dollari e il PPI oltre il 30%, i prezzi alla produzione sono rapidamente rientrati in territorio negativo nel 2023-2024, pur con il petrolio ancora nell\u2019area 70\u201390 dollari.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel complesso, l\u2019evidenza empirica indica che gli shock energetici tendono ad amplificare dinamiche inflazionistiche gi\u00e0 in atto. In assenza di una domanda robusta e di condizioni cicliche espansive, anche livelli relativamente elevati del prezzo del petrolio hanno effetti limitati e transitori sull\u2019inflazione alla produzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Grafico 3. Prezzo del petrolio vs. Indice dei prezzi alla produzione europeo<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"660\" height=\"383\" src=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-5.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3572\" srcset=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-5.png 660w, https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-5-300x174.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Fonte: EIA, Eurostat<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Scenari di rischio<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Alla luce delle dinamiche in corso, vediamo alcuni scenari di rischio, ordinati dal pi\u00f9 al meno probabile:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>\u00a0<em>Conflitto regionale di breve durata (Scenario base)<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Nello scenario di base si ipotizza un conflitto regionale circoscritto e di durata limitata, seguito da una progressiva de-escalation diplomatica. Le tensioni geopolitiche determinerebbero un aumento della volatilit\u00e0 sui mercati finanziari e delle materie prime energetiche, ma senza produrre un incremento permanente dei prezzi di petrolio e gas. L\u2019eventuale rialzo dei prezzi sarebbe infatti principalmente legato a un premio per il rischio e tenderebbe a riassorbirsi con la riduzione delle tensioni.<\/li>\n\n\n\n<li>Le catene di approvvigionamento globali potrebbero subire alcune frizioni temporanee, legate a ritardi logistici e maggiori costi di trasporto, ma senza interruzioni persistenti dei flussi commerciali.<\/li>\n\n\n\n<li>Sul piano macroeconomico, l\u2019impatto sull\u2019attivit\u00e0 economica risulterebbe moderato: l\u2019incertezza geopolitica potrebbe determinare un temporaneo peggioramento della fiducia, con una lieve moderazione di consumi e investimenti. Tuttavia, la natura transitoria dello shock energetico limiterebbe gli effetti sull\u2019inflazione e non richiederebbe un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. Nel complesso, lo scenario non implicherebbe un deterioramento sistemico delle condizioni di credito, ma solo effetti contenuti e temporanei su imprese e famiglie.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><em>Conflitto regionale prolungato (Scenario avverso)<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>Nello scenario avverso si ipotizza un conflitto regionale prolungato, con persistenti tensioni geopolitiche e significative ripercussioni sui mercati energetici e sul commercio internazionale. In tale contesto, si registrerebbe un aumento marcato e pi\u00f9 persistente dei costi degli input energetici: rincari di gas naturale, petrolio, combustibili industriali ed energia elettrica colpirebbero in modo particolarmente severo i settori maggiormente esposti dal punto di vista energetico e chimico.<\/li>\n\n\n\n<li>Il blocco dello Stretto di Hormuz e la deviazione di parte del traffico marittimo internazionale determinerebbero gravi problemi logistici e interruzioni nelle catene di approvvigionamento, con ritardi nelle consegne, costi di trasporto pi\u00f9 elevati e difficolt\u00e0 di approvvigionamento per alcune filiere produttive critiche.<\/li>\n\n\n\n<li>L\u2019aumento dei prezzi energetici in modo persistente indurrebbe ad un irrigidimento delle condizioni monetarie gi\u00e0 nel corso del 2026, con un possibile rialzo dei tassi di interesse. Contestualmente, l\u2019aumento dell\u2019incertezza geopolitica e il peggioramento del clima di fiducia determinerebbero una riduzione dei consumi e un atteggiamento pi\u00f9 prudente nelle decisioni di investimento.<\/li>\n\n\n\n<li>Gli effetti si rifletterebbero anche su alcuni comparti dei servizi: i settori legati alla mobilit\u00e0 e al turismo potrebbero registrare un impatto immediato sul fatturato, a causa dell\u2019aumento dei costi di trasporto e della contrazione della domanda. Nel complesso, il rallentamento della domanda interna si tradurrebbe in un calo degli acquisti nei settori pi\u00f9 sensibili al reddito disponibile, con un deterioramento pi\u00f9 marcato delle condizioni economico-finanziarie per imprese e famiglie.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Implicazioni per il rischio di credito delle imprese italiane<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto in Medioriente riaccende le preoccupazioni per l\u2019inflazione che a febbraio \u00e8 risalita all\u20191,9% nell\u2019Eurozona (comunque ancora sotto il target di medio periodo della banca centrale). Dopo una lunga fase di stagnazione, l\u2019area euro mostrava timidi segnali di ripresa. Le nuove incertezze legate ai dazi USA hanno per\u00f2 gi\u00e0 indebolito queste prospettive. Ora l\u2019Europa potrebbe dover affrontare anche il rischio di uno shock energetico, che si somma alle tensioni commerciali e complica ulteriormente il quadro macroeconomico. A seguito dello shock energetico derivante &nbsp;dall\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, la probabilit\u00e0 di default (PD) media delle imprese con rating emesso da Cerved Rating Agency aument\u00f2 in modo significativo e raggiunse il livello massimo dell\u2019ultimo decennio. L\u2019aumento dei prezzi dell\u2019energia aggrav\u00f2, infatti, una situazione gi\u00e0 complessa per le imprese, provate dai mesi difficili trascorsi durante la pandemia di Covid (vedasi Grafico 1).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Grafico 1 \u2013 Andamento della probabilit\u00e0 di default media di portafoglio normalizzata (Dic.2019=100)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"662\" height=\"331\" src=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3562\" srcset=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-2.png 662w, https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-2-300x150.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Fonte: Cerved Rating Agency<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dall\u2019attuale livello medio di probabilit\u00e0 di default, in uno scenario avverso caratterizzato da uno shock energetico analogo a quello del 2022 e da un conseguente irrigidimento delle condizioni monetarie, la probabilit\u00e0 di default potrebbe aumentare di circa il 22%, avvicinandosi ai livelli osservati nel 2023. L\u2019impatto risulterebbe particolarmente rilevante per i settori a maggiore intensit\u00e0 energetica. Un tale incremento deriverebbe da un manifestarsi prolungato di una serie di fattori tra cui un aumento prolungato delle quotazioni delle commodities energetiche e un possibile irrigidimento delle condizioni monetarie, con un aumento dei tassi gi\u00e0 nella prima met\u00e0 del 2026 da parte delle principali Banche Centrali.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia\u00a0, va puntualizzato che rispetto al 2022:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Contesto macro diverso dal 2022:<\/strong> allora shock su un\u2019economia con domanda molto forte e politiche espansive che amplificarono l\u2019inflazione; oggi la crescita globale \u00e8 pi\u00f9 moderata, la domanda pi\u00f9 debole e fase dell\u2019economia <em>late cycle<\/em><\/li>\n\n\n\n<li><strong>Imprese pi\u00f9 solide:<\/strong> livelli di patrimonializzazione pi\u00f9 elevati e leva finanziaria pi\u00f9 contenuta hanno rafforzato la capacit\u00e0 del sistema produttivo di assorbire shock<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Maggiore resilienza energetica:<\/strong> molti settori energivori hanno sviluppato strumenti e strategie per gestire meglio la volatilit\u00e0 dei prezzi dell\u2019energia<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Quadro di policy pi\u00f9 favorevole:<\/strong> politica monetaria pi\u00f9 accomodante e trasmissione del credito pi\u00f9 vivace; per le banche centrali resta per\u00f2 cruciale la persistenza degli shock e il rischio di effetti di secondo livello su salari e aspettative di inflazione<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Approfondimento sul rischio di credito delle imprese energivore<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Concentrando l\u2019analisi sulle imprese maggiormente esposte al rialzo dei prezzi energetici, \u00e8 utile esaminarne l\u2019evoluzione storica della probabilit\u00e0 di default. L\u2019evidenza empirica mostra come lo shock energetico del 2022 abbia amplificato il rischio di credito percepito per queste societ\u00e0, dando origine a un marcato fenomeno di decoupling rispetto al resto delle imprese rated, dinamica che si \u00e8 mantenuta anche negli anni successivi.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo, le imprese energivore continuano nel complesso a presentare livelli di probabilit\u00e0 di default inferiori alla media del campione, verosimilmente grazie a una maggiore dimensione operativa, a un accesso pi\u00f9 strutturato alle fonti di finanziamento e a una pi\u00f9 diffusa adozione di strategie di copertura del rischio energetico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Grafico 3 \u2013 Andamento della probabilit\u00e0 di default indicizzata* (Totale imprese rated vs. Campione delle energivore rated)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"660\" height=\"383\" src=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-6.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-3574\" srcset=\"https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-6.png 660w, https:\/\/ratingagency.cerved.com\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/image-6-300x174.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 660px) 100vw, 660px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Fonte: Cerved Rating Agency. * le serie sono indicizzate ponendo pari a 100 il valore della PD delle imprese rated totali a dicembre 2019. La PD delle imprese energivore \u00e8 stata espressa come percentuale della PD delle imprese totali nello stesso periodo base.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante questo trend, la situazione attuale evidenzia un miglior profilo creditizio per le imprese energivore rispetto al resto delle imprese italiane con rating. La quota di rating Sub-Investment grade o Speculative \u00e8 del 31% per le imprese energivore rispetto al 45% del totale.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche sotto l\u2019aspetto dei fondamentali finanziari, le imprese energetiche possono contare su una struttura robusta: oltre un terzo delle imprese mostra un EBIT interest coverage superiore a 5x ed oltre la met\u00e0 superiore a 3x.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Conclusioni<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:10px\"><\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante l\u2019attuale crisi rappresenti un rilevante fattore di rischio geopolitico ed economico, lo scenario che riteniamo pi\u00f9 probabile non appare tale da generare effetti di natura sistemica sul rischio di credito delle imprese italiane. I mercati energetici, pur restando sensibili a possibili interruzioni dei flussi commerciali e all\u2019evoluzione delle percezioni di rischio, beneficiano oggi di una struttura dell\u2019offerta pi\u00f9 ampia e diversificata rispetto a quella osservata quattro anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>I principali rischi per le catene del valore e per la stabilit\u00e0 macroeconomica appaiono pertanto prevalentemente indiretti, riconducibili soprattutto ai possibili effetti di trasmissione dell\u2019inflazione energetica e alla capacit\u00e0 dei sistemi economici e finanziari di assorbire shock di breve periodo. In questo contesto, i rischi al ribasso per il quadro macro-finanziario restano elevati. Un eventuale prolungamento del conflitto, accompagnato dal mantenimento di prezzi energetici su livelli elevati per un periodo pi\u00f9 esteso, potrebbe determinare condizioni di maggiore fragilit\u00e0 per famiglie e imprese. Ci\u00f2 si tradurrebbe in un deterioramento della fiducia, in una riduzione della propensione agli investimenti e in una moderazione della dinamica dei consumi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-border-color has-white-border-color\" style=\"border-width:15px\"><\/p>\n\n\n\n<p><a id=\"_msocom_1\"><\/a><\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><\/h5>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019attuale escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran rappresenta indubbiamente un punto di tensione geopolitico di grande rilievo per i mercati globali. Tuttavia, per valutare correttamente i rischi e le conseguenze, \u00e8 fondamentale differenziare tra pericoli reali, condizioni di mercato gi\u00e0 prezzate e scenari estremi poco probabili. 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